Collagene e sport rappresentano oggi uno dei temi più discussi nella nutrizione sportiva. Negli ultimi anni il collagene si è progressivamente affermato come integratore di interesse in ambito sportivo, soprattutto per il potenziale ruolo nel supporto del tessuto connettivo. Il suo utilizzo è particolarmente diffuso tra atleti, runner, praticanti di sport di squadra e soggetti esposti a carichi elevati, con l’obiettivo di sostenere tendini e articolazioni, favorire il recupero e ridurre la suscettibilità al sovraccarico. Parallelamente, l’espansione del mercato ha contribuito a diffondere aspettative spesso superiori alle evidenze disponibili, soprattutto in relazione a forza, massa muscolare e performance.
Le revisioni più recenti suggeriscono invece un profilo di efficacia più specifico. Il collagene appare biologicamente plausibile e potenzialmente utile quando l’obiettivo è favorire il rimodellamento del tessuto connettivo, mentre il razionale per un effetto diretto sull’ipertrofia muscolare o sulla prestazione atletica è molto meno convincente (Bischof et al., 2024; Kirmse et al., 2024). In questo contesto, la domanda clinicamente più rilevante non riguarda tanto se il collagene “funzioni” in assoluto, quanto piuttosto in quali condizioni, con quale protocollo e per quali finalità possa offrire un vantaggio concreto.
Razionale biologico
Il collagene rappresenta una quota molto rilevante delle proteine corporee ed è il principale componente strutturale della matrice extracellulare. I tipi I, II e III costituiscono la maggior parte del collagene presente nell’organismo: il tipo I è prevalente in tendini, legamenti, osso e derma; il tipo II nella cartilagine articolare; il tipo III in tessuti a maggiore componente elastica, come vasi sanguigni e muscolo (Bella et al., 2006).
Dal punto di vista compositivo, il collagene presenta un profilo aminoacidico peculiare, ricco di glicina, prolina e idrossiprolina, ma relativamente povero di aminoacidi essenziali e leucina. Questa caratteristica lo distingue nettamente dalle proteine ad alto valore biologico comunemente impiegate in nutrizione sportiva, come siero del latte, latte e uovo (Holwerda et al., 2021; Kirmse et al., 2024). Ne deriva che il collagene non rappresenta una fonte proteica ottimale per massimizzare la sintesi proteica muscolare, ma può avere una funzione più mirata nel supporto ai tessuti connettivi.
Collagene e sintesi muscolare
Uno degli equivoci più frequenti consiste nel considerare il collagene come un’alternativa equivalente alle proteine complete. In realtà, la sintesi proteica muscolare dipende in larga misura dalla disponibilità di aminoacidi essenziali, in particolare leucina, che svolge un ruolo chiave nell’attivazione della via mTORC1. Poiché il collagene ne contiene quantità limitate, il suo effetto sulla sintesi proteica miofibrillare risulta inferiore rispetto a quello delle proteine complete (Holwerda et al., 2021; Kirmse et al., 2024).
Le evidenze disponibili indicano che l’assunzione di collagene può aumentare marcatori associati alla sintesi del collagene stesso, ma non produce incrementi affidabili della sintesi proteica muscolare quando confrontata con fonti proteiche più complete (Holwerda et al., 2021; Kirmse et al., 2024). Di conseguenza, il collagene non dovrebbe essere interpretato come un sostituto delle proteine di qualità nella dieta dell’atleta, bensì come un’integrazione con finalità differenti.
Tessuto tendineo e carico meccanico
Il comparto più interessante dal punto di vista applicativo è quello tendineo. Studi randomizzati recenti hanno mostrato che peptidi specifici di collagene, quando associati a programmi di allenamento contro resistenza, possono favorire un incremento della sezione trasversa tendinea rispetto al placebo, pur senza sempre determinare miglioramenti superiori della forza o di altre variabili funzionali (Balshaw et al., 2023; Jerger et al., 2023). In altre parole, il collagene non agisce in modo autonomo, ma sembra amplificare la risposta adattativa indotta dal carico meccanico.
Questo aspetto è stato ulteriormente chiarito dalla review sistematica di Buchalski et al. (2026), che ha analizzato otto trial randomizzati su 257 partecipanti. Gli autori hanno osservato che tre studi su quattro riportavano incrementi maggiori della sezione trasversa tendinea nei gruppi che assumevano collagene rispetto al placebo, mentre gli studi che utilizzavano dosi più elevate, comprese tra 15 e 30 g/die, mostravano anche miglioramenti significativi della rigidità tendinea e della capacità del tendine di opporsi alla deformazione sotto carico. Al contrario, i protocolli con dosi più basse, intorno a 5 g/die, mostravano risultati meno consistenti e spesso limitati agli effetti entro-gruppo (Buchalski et al., 2026).
Questo aspetto è particolarmente rilevante negli sport caratterizzati da elevata sollecitazione del complesso muscolo-tendineo, come atletica, pallavolo, basket, calcio e sport di racchetta. In tali contesti, il tendine costituisce spesso una struttura critica per la tolleranza al carico, la continuità dell’allenamento e la prevenzione delle recidive.
Vitamina C e timing di assunzione
La vitamina C occupa un ruolo centrale nei protocolli più studiati, in quanto cofattore essenziale per gli enzimi coinvolti nell’idrossilazione di prolina e lisina, passaggio indispensabile per la corretta stabilizzazione della tripla elica del collagene (Shaw et al., 2017; EFSA, 2011). Per questo motivo, molti studi associano il collagene alla vitamina C prima dell’esercizio, con l’obiettivo di sincronizzare la disponibilità dei substrati con la finestra di aumentata sintesi di collagene indotta dal carico.
I protocolli più promettenti hanno utilizzato dosi comprese tra 15 e 30 g di collagene idrolizzato, associate ad almeno 50 mg di vitamina C, assunte circa 45–60 minuti prima dell’allenamento (Shaw et al., 2017; Lis et al., 2022). Questo timing appare razionale perché consente ai peptidi di collagene di raggiungere concentrazioni plasmatiche adeguate in concomitanza con lo stimolo meccanico.
La review di Buchalski et al. (2026) rafforza questo razionale pratico, indicando che i protocolli più efficaci hanno combinato collagene, vitamina C e training ad alta intensità, con un’assunzione programmata circa 60 minuti prima dell’esercizio. In termini applicativi, ciò suggerisce che il beneficio non derivi dal supplemento in sé, ma dalla sua collocazione temporale rispetto allo stimolo meccanico.
Tendinopatie e dolore articolare
Sul piano clinico, le evidenze più convincenti riguardano le tendinopatie e, in misura più ampia, il dolore articolare. Le revisioni sistematiche suggeriscono che i peptidi di collagene possano contribuire alla riduzione del dolore e al miglioramento della funzionalità, soprattutto se inseriti in programmi di esercizio terapeutico progressivo (Khatri et al., 2021; Boldt et al., 2023). Il collagene va quindi considerato un adiuvante della riabilitazione, più che un trattamento autonomo della patologia.
L’approccio esclusivamente nutrizionale, in assenza di un adeguato stimolo meccanico, trova scarso supporto nella letteratura. Il beneficio potenziale emerge soprattutto quando la supplementazione si integra in una strategia che comprende gestione del carico, progressione dell’esercizio e monitoraggio clinico: il collagene funziona meglio come supporto al rimodellamento connettivale che come intervento isolato (Buchalski et al. 2026).
Performance e composizione corporea
Le prove relative alla performance atletica restano meno consistenti. Le revisioni più recenti indicano che i benefici più chiari del collagene riguardano il rimodellamento tendineo, mentre gli effetti su forza, massa muscolare e prestazione complessiva sono modesti o non significativi (Bischof et al., 2024; Buchalski et al., 2026). Anche i dati su VO₂max, sprint e potenza aerobica non supportano un effetto affidabile in soggetti sani (Kirmse et al., 2024).
Il quadro che ne deriva è quello di un possibile vantaggio più evidente sulla funzione del complesso muscolo-tendineo che sulla performance in senso stretto (Buchalski et al., 2026).
Differenze tra formulazioni
Non tutte le formulazioni di collagene sembrano equivalenti. I risultati più interessanti sugli adattamenti tendinei emergono soprattutto con i peptidi specifici di collagene, prodotti più standardizzati e valutati in trial controllati (Balshaw et al., 2023; Jerger et al., 2023; Buchalski et al., 2026).
Il collagene idrolizzato standard presenta invece un corpus di studi più ampio, soprattutto su dolore articolare e supporto del tessuto connettivo, ma con una maggiore eterogeneità dei protocolli.
In pratica, se l’obiettivo è il tendine, la letteratura premia soprattutto le formulazioni studiate nei trial controllati; se l’obiettivo è più ampio e meno specifico, il collagene idrolizzato può essere considerato, ma con un livello di certezza inferiore.
- Tendine / sport di carico: peptidi di collagene.
- Dolore articolare / supporto generico: collagene idrolizzato.
- Messaggio chiave: contano soprattutto dose, timing e allenamento.
Applicazione pratica
Le situazioni nelle quali il collagene appare più plausibile includono atleti con tendinopatie inseriti in programmi riabilitativi, soggetti esposti a elevati carichi elastici, fasi di incremento dell’intensità o del volume di allenamento e atleti master, nei quali il turnover del tessuto connettivo tende a essere più lento (Bischof et al., 2024; Boldt et al., 2023; Buchalski et al., 2026). In questi contesti, l’integrazione può rappresentare un supporto utile al comparto connettivale.
Diversamente, quando l’obiettivo principale è aumentare la massa muscolare o sostituire le proteine complete del pasto post-allenamento, il collagene non costituisce la scelta più appropriata. La sua utilità va quindi interpretata in modo mirato e contestualizzato, all’interno di una strategia nutrizionale e allenante più ampia.
Sicurezza e limiti
Dal punto di vista della sicurezza, il collagene idrolizzato è generalmente ben tollerato. Gli eventi avversi riportati sono rari e di entità lieve, con prevalenza di disturbi gastrointestinali minori. Restano importanti la qualità del prodotto, la tracciabilità della fonte e l’eventuale rischio di allergie nei soggetti sensibili a derivati marini o bovini (Bischof et al., 2024).
Il principale limite rimane la qualità complessiva delle prove disponibili. Le revisioni evidenziano campioni piccoli, protocolli eterogenei, durate relativamente brevi e outcome spesso indiretti. Inoltre, una parte della letteratura è sponsorizzata dall’industria, elemento che impone prudenza nell’interpretazione dei risultati (Bischof et al., 2024; Buchalski et al., 2026). In assenza di biomarcatori routinari in grado di quantificare il bisogno individuale di collagene, l’integrazione deve essere considerata uno strumento applicativo e non una correzione di una carenza documentata.
Aspetto regolatorio
Sul piano regolatorio, il collagene è commercializzabile come integratore alimentare, ma non dispone di claim autorizzati dall’EFSA per i benefici comunemente attribuiti in ambito sportivo, come il supporto a tendini, legamenti o cartilagine. Di conseguenza, può essere venduto, ma la comunicazione commerciale deve restare entro i limiti previsti dalla normativa europea, evitando indicazioni salutistiche non approvate o riferimenti impliciti a effetti terapeutici. In questo quadro, l’unico richiamo consolidato riguarda i nutrienti con claim autorizzati, come la vitamina C, che contribuisce alla normale formazione del collagene per la normale funzione di diversi tessuti connettivi.
Conclusioni
Il collagene occupa oggi una posizione interessante nella nutrizione sportiva per il suo potenziale ruolo nel supporto del tessuto connettivo. Le evidenze disponibili suggeriscono possibili benefici su dolore, funzione e adattamento tendineo, soprattutto quando la supplementazione viene integrata con esercizio e vitamina C (Bischof et al., 2024; Lis et al., 2022; Buchalski et al., 2026). Al contrario, il razionale per un effetto diretto sulla performance muscolare o sull’ipertrofia rimane debole (Kirmse et al., 2024; Holwerda et al., 2021; Buchalski et al., 2026).
Nel complesso, il collagene non va considerato un integratore universale, ma uno strumento mirato per il comparto connettivale. Le prospettive future dovranno chiarire meglio responder, dose ottimale, timing e durata, oltre agli endpoint clinicamente più rilevanti, come prevenzione degli infortuni e ritorno allo sport (Bischof et al., 2024; Hijlkema et al., 2022; Buchalski et al., 2026).
Bibliografia
EFSA. Collagen hydrolysate and maintenance of joints. EFSA Journal. 2011.
European Commission. Commission Regulation (EU) No 379/2012.





