Supporto nutraceutico della funzione immunitaria nell’atleta

Il seguente articolo è stato selezionato tra le migliori tesine di fine anno presentate per l’edizione SANIS 2021.

Introduzione

Le infezioni delle alte vie respiratorie (o URTI – dall’inglese Upper Respiratory-Tract Infections) rappresentano una condizione medica piuttosto frequente tra gli atleti. La pratica di attività sportiva, sia essa amatoriale o agonistica, è in grado di alterare la funzione del sistema immunitario e, nello specifico, alcune discipline sembrano aumentare il rischio di infezioni alle alte vie respiratorie, ad esempio le attività di endurance. Lo sviluppo di affezioni a carico delle alte vie respiratorie può avere effetti negativi sulla performance degli atleti o costringerli ad una esclusione dagli allenamenti e, di conseguenza, minarne le prestazioni. Il ricorso ad alcune strategie nutrizionali può essere preso in considerazione per supportare il sistema immunitario negli atleti: tra queste, la modulazione dell’ecosistema intestinale tramite l’uso di integratori alimentari potrebbe influenzare positivamente il sistema immunitario e ridurre l’incidenza, la durata e la gravità delle infezioni delle vie aeree superiori.

Sistema immunitario e sport

Negli ultimi decenni, la ricerca scientifica si è spesso concentrata sulla capacità dell’esercizio fisico di influenzare il sistema immunitario, suscitando particolare interesse. A questo proposito, diversi lavori hanno evidenziato come lo sport sia implicato nello stimolo delle difese naturali dell’organismo e quanto il sistema immunitario venga influenzato dall’esercizio fisico.
Gli effetti della modulazione dell’attività fisica sul sistema immunitario, tuttavia, non sono sempre favorevoli e sono strettamente connessi alla tipologia, all’intensità ed alla durata della pratica sportiva.
L’esercizio fisico moderato o acuto e intermittente è generalmente correlato ad un effetto immunostimolante, perché favorisce l’interscambio di cellule e di altre molecole tra il tessuto linfoide ed il torrente circolatorio. Questa attività, a lungo andare, aumenta la resistenza ai patogeni, favorisce l’immunosorveglianza e riduce l’infiammazione sistemica.
L’esercizio fisico intenso e prolungato, al contrario, può determinare una alterazione delle funzioni immunitarie, creando una finestra temporale (da 3 a 72 ore dopo l’esercizio) durante la quale l’organismo è più suscettibile all’insulto di agenti patogeni. Queste modificazioni interessano diversi distretti corporei, ad esempio la cute, la mucosa delle vie aeree superiori o i muscoli.
Al netto della tipologia di disciplina o di sport praticato, altri fattori direttamente o indirettamente dipendenti dall’attività sportiva possono contribuire a ridurre l’efficienza dei meccanismi di difesa dell’organismo di un atleta, come lo stress psicologico, la carenza di riposo, deficit nutrizionali, disbiosi intestinale, la partecipazione a gare o competizioni oppure l’esposizione a fattori ambientali estremi o disagevoli (quali il freddo intenso, l’inquinamento atmosferico o l’altitudine).

Infezioni delle alte vie respiratorie – URTI

Le infezioni delle alte vie respiratorie o URTI (dall’inglese Upper Respiratory Tract Infections) sono una delle affezioni più comunemente riscontrabili tra gli atleti, in particolare tra quelli impegnati in allenamenti intensi o in lunghe competizioni, che tendono a sviluppare più frequentemente questi disturbi. Le malattie più comuni sono le infezioni virali, il raffreddore o l’infiammazione alla gola causata dal freddo, dall’inquinamento o dall’aria secca. Lo sviluppo di affezioni a carico delle alte vie respiratorie può avere effetti negativi sulla performance degli atleti o costringerli ad una esclusione dagli allenamenti e, di conseguenza, minarne le prestazioni. L’incidenza di questa tipologia di infezione viene studiata da diversi decenni e con crescente attenzione.

Cause principali dello sviluppo di infezioni alle alte vie respiratorie

Come è noto, l’intensità, la durata e la tipologia di attività fisica praticata sembrerebbero influire sull’aumento del rischio di contrarre infezioni. Diversi studi indicano che l’incidenza dei sintomi dovuti a affezioni delle vie aeree superiori è maggiore nei giorni successivi alle prestazioni di endurance, in cui l’impegno fisico è intenso e prolungato, verosimilmente per un effetto diretto di depressione della funzione immunitaria. La diminuzione delle difese immunitarie post-esercizio è particolarmente pronunciata quando questo è continuo, prolungato (>1,5 ore) e di intensità medio-alta. I dati pubblicati, inoltre, hanno messo in stretta correlazione il carico di lavoro ed il rischio di URTI. La relazione tra esercizio e suscettibilità alle infezioni viene generalmente schematizzata come una curva a forma di “J” (Fig.1).

Figura 1.: relazione tra l’intensità dell’attività fisica e la suscettibilità alle infezioni delle vie aeree superiori.
International Journal of Sport Nutrition and Exercise Metabolism 29, 2; 10.1123/ijsnem.2018-0288

Secondo questo modello, l’attività fisica moderata migliora le funzioni del sistema immunitario, con una conseguente maggior protezione nei confronti delle infezioni. Al contrario, l’attività fisica molto intensa (> 70-75% VO2max) e prolungata causa un indebolimento delle difese immunitarie e aumenta il rischio di infezione.
La riduzione temporanea dell’efficienza dei meccanismi di difesa dell’organismo ha origine multifattoriale. La depressione del sistema immunitario conseguente alla pratica sportiva intensa e prolungata sembrerebbe dipendere da meccanismi fisiologici (come l’alterazione del pH nei tessuti e l’aumento dello stress ossidativo cellulare), endocrini (ad esempio il rilascio di epinefrina e cortisolo) e neurologici.
La valutazione dell’effetto dell’attività fisica sui sistemi di difesa dell’organismo non fornisce sempre dati sovrapponibili, principalmente a causa degli effetti diversi legati ai gruppi di soggetti esaminati oltre che alla disciplina praticata. In linea generale, gli studi registrano una notevole riduzione delle funzioni difensive del sistema immunitario nella finestra temporale che segue l’esercizio: si evidenziano una diminuzione dell’attività citolitica delle cellule NK (natural killer), della fagocitosi e dell’attività ossidativa dei neutrofili, un decremento della conta linfocitaria – in particolare di linfociti CD4 (suppressor) rispetto ai CD8 (helper), ed una riduzione della produzione di immunoglobuline e della concentrazione di IgA a livello delle mucose. La minore concentrazione di IgA nel periodo post-esercizio potrebbe aumentare in maniera sensibile il rischio di infezione alle alte vie respiratorie. Inoltre, l’esercizio fisico intenso può aumentare l’apoptosi di neutrofili e linfociti e la sintesi di citochine pro-infiammatorie, quali il fattore di necrosi tumorale TNFα e le interleuchine IL-1b e IL-6.

In aggiunta alla riduzione della funzione immunitaria, l’esposizione degli atleti ad agenti patogeni nel periodo successivo agli allenamenti o alle prestazioni può aumentare: la permanenza negli spogliatoi, l’esposizione all’aria condizionata o l’uso di mezzi di trasporto pubblici sono tutte circostanze che facilitano il contatto con agenti potenzialmente patogeni ed aumentano il rischio di infezione.
Infine, come evidenziato in precedenza, altri fattori direttamente o indirettamente dipendenti dall’attività sportiva possono contribuire a ridurre l’efficienza dei meccanismi di difesa dell’organismo di un atleta, come lo stress psicologico, una dieta inadeguata, la carenza di riposo, eventuali deficit nutrizionali, disbiosi intestinale oppure fattori ambientali particolari.

Sistema immunitario e ecosistema intestinale

Ecosistema intestinale e ruolo del microbiota

Dopo la nascita, il canale digerente umano, ed in particolare il tratto distale dell’intestino, viene colonizzato progressivamente da una moltitudine di batteri benefici o potenzialmente patogeni e di altri microorganismi (come virus, protozoi e funghi) che, convivendo in equilibrio, svolgono funzioni importanti per l’organismo e per l’ecosistema microbico stesso. L’insieme di tutti i microrganismi che colonizza il tratto digerente è noto come microbiota intestinale.
Il microbiota intestinale è una complessa e vasta comunità, costituita da un numero di microrganismi compreso fra 1013 e 1014, tra i quali si distinguono batteri appartenenti a oltre 1000 specie, classificati in 11 phyla (o filotipi). I phyla dominanti sono Firmicutes, Bacteroidetes, Actinobacteria, Proteobacteria, Fusobacteria e Verrucomicrobia (17). I Firmucutes ed i Bacteroidetes sono i filotipi maggiormente presenti nell’organismo adulto e, insieme, costituiscono il 90% del microbiota intestinale umano (17-19). La composizione di questa comunità commensale varia nell’arco della vita di un individuo ed è molto sensibile alle variazioni nutrizionali e ad altri fattori, quali fattori ambientali, patologici e farmacologici.

Funzioni del microbiota intestinale

Nel corso dell’evoluzione, l’associazione tra microbiota e organismo ha favorito l’instaurarsi di un vantaggio reciproco. Il microbiota partecipa ai processi digestivi e metabolici dell’organismo, estrae principi attivi dal cibo ingerito, mantiene l’integrità della barriera intestinale, contrasta la colonizzazione e l’invasione da parte di microrganismi potenzialmente patogeni e modula la funzione immunitaria a livello intestinale e sistemico. Inoltre, è in grado di esercitare numerose funzioni metaboliche, grazie alla sua capacità di produrre e regolare una moltitudine di sostanze che raggiungono la circolazione sistemica ed influenzano l’attività degli organi distali e dell’intero organismo. Data la natura “esogena” del microbiota, l’intestino mantiene una sorveglianza attiva sul microbiota stesso e ne controlla la composizione attraverso meccanismi immunitari, in modo da tollerarlo e sfruttarne i benefici.

La barriera intestinale

Il canale digerente è un apparato che mette in comunicazione l’organismo con l’ambiente esterno. Per questo, l’organismo è «protetto» dal contatto diretto con il contenuto del lume intestinale dalla presenza della barriera intestinale, costituita dall’epitelio mucoso, dal sistema immunitario associato alla mucosa e dalla microflora intestinale. Queste componenti interagiscono tra loro e conferiscono protezione all’organismo, supportando o integrando la funzione del sistema immunitario: le giunzioni strette (tight junctions) tra gli enterociti dell’epitelio e lo strato di muco che lo riveste impediscono il passaggio di soluti e particelle tossiche dal lume intestinale agli strati sottostanti; il tessuto linfoide associato all’intestino (GALT – Gut Associated Limphoyd Tissue), costituito da cellule immunitarie, conferisce protezione da microrganismi potenzialmente patogeni che possono penetrare nell’organismo dal lume dell’intestino; il microbiota intestinale stimola il GALT, compete con i patogeni per la colonizzazione dell’intestino e influenza la funzione e la struttura della mucosa enterica.

Microbiota intestinale, barriera intestinale e funzione immunitaria

Il microbiota gioca un ruolo significativo nella maturazione e modulazione del sistema immunitario, oltre che nella protezione diretta dai patogeni, attraverso diversi meccanismi.
Innanzitutto, il microbiota favorisce l’integrità della barriera intestinale svolgendo diverse funzioni, tra cui: la fermentazione della fibra alimentare e degli amidi resistenti non digeribili dall’ospite, che implica la produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA o Short Chain Fatty Acids) utili per la crescita, la differenziazione ed il metabolismo degli enterociti; l’induzione della trascrizione del fattore angiogenina-3, coinvolto nello sviluppo di strutture vascolari, che contribuiscono alla struttura della mucosa intestinale; la stabilizzazione delle tight junctions; la stimolazione della sintesi di mucina da parte delle goblet cells.
Il microbiota garantisce anche protezione dalla colonizzazione e dall’invasione di microrganismi potenzialmente nocivi: sintetizza molecole con attività antimicrobica (batteriocine); produce acido lattico, propionico e acetico che abbassano il pH luminale, inibendo la proliferazione di batteri patogeni; compete per i substrati nutritivi e per l’adesione all’epitelio intestinale.
Infine, il microbiota intestinale modula la funzione immunitaria nelle mucose dell’organismo. Il microbiota, interagendo con il GALT, induce la proliferazione di specifiche sotto-popolazioni leucocitarie e stimola la sintesi di citochine (in particolare IL-2, IL-4, IL-10, IL-12 e IFN-γ) in loco. Inoltre, contribuisce alla protezione delle mucose distali, perché il tessuto linfoide associato alla mucosa enterica mette in correlazione i siti induttivi del tratto gastrointestinale con siti effettori presenti in altre mucose, ad esempio quella delle vie aeree superiori.

Figura 2: il microbiota intestinale e i suoi metaboliti modulano le risposte immunitarie a livello della mucosa. Wang L, Zhu L, Qin S. Gut Microbiota Modulation on Intestinal Mucosal Adaptive Immunity. J Immunol Res. 2019 Oct 3;2019:4735040. doi: 10.1155/2019/4735040. PMID: 31687412; PMCID: PMC6794961

Disbiosi intestinale

Il microbiota è costituito da una moltitudine di microrganismi che convivono in equilibrio tra loro e con l’organismo. Quando l’equilibrio viene meno, la condizione di squilibrio che ne consegue viene definita disbiosi. Le alterazioni della diversità della comunità microbica possono implicare la diminuzione di microrganismi benefici per l’ospite, la proliferazione di commensali potenzialmente patogeni e la perdita dei vantaggi sulla salute garantiti da un microbiota sano, quali l’efficienza della barriera intestinale e la modulazione positiva della funzione immunitaria.

Alterazione dell’ecosistema intestinale e funzione immunitaria nello sportivo

Una dieta poco bilanciata, lo stress psicofisico e gli stimoli ambientali rientrano tra le principali cause di alterazione della composizione del microbiota, ma alimentazione, impegno fisico e funzioni cognitive sono anche aspetti estremamente influenzabili negli atleti.
Una alimentazione equilibrata e varia preserva la diversità e l’equilibrio del microbiota, ma nello sportivo la composizione della dieta e la giornata alimentare sono spesso condizionati da diversi fattori, ad esempio la disciplina praticata, il timing degli allenamenti o la tipologia di sforzo fisico richiesto.
Anche lo stress psicologico, condizione a cui sono sottoposti molti atleti, è in grado di alterare la diversità e l’attività del microbiota intestinale, favorendo così l’attecchimento di specie patogene all’epitelio. Inoltre, alcuni ceppi commensali – quali i Lattobacilli – sono sensibili a varie modifiche fisiologiche indotte dallo stress, come l’inibizione della secrezione gastrica o l’aumento della produzione di bicarbonato a livello enterico, che creano condizioni ambientali meno favorevoli o inadatte alla loro sopravvivenza. Infine, la norepinefrina e i neurotrasmettitori (GABA, altre catecolamine, ecc) sembrano stimolare la crescita di ceppi patogeni.
Relativamente all’influenza esercitata dall’attività fisica sul microbiota, gli studi condotti ad oggi sono limitati, principalmente a causa dell’impossibilità di escludere da questi un fattore importante come la dieta, ma sembrerebbero suggerire una modulazione positiva della diversità del microbiota dovuta all’esercizio fisico. Tuttavia, l’attività sportiva intensa e prolungata sembra essere correlata ad una alterazione della composizione e della funzionalità del microbiota. La stessa secrezione di alcuni ormoni e neurotrasmettitori, che viene indotta anche dall’esercizio fisico, può alterare la composizione del microbiota. Inoltre, l’esercizio fisico intenso e prolungato può influire negativamente sull’intero ecosistema intestinale, alterando la struttura dell’epitelio e lo strato mucoso. Questa condizione (leaky-gut syndrome) stimola una risposta infiammatoria a livello intestinale, aumenta la permeabilità intestinale e favorisce il passaggio di patogeni e tossine nella circolazione sistemica, determinando una maggiore suscettibilità alle infezioni.
La riduzione della diversità del microbiota e l’alterazione della barriera intestinale sono quindi correlati ad una minore efficienza della funzione immunitaria e possono concorrere a rendere l’organismo più sensibile alle infezioni.

Urti: modulazione dell’ecosistema intestinale come strategia preventiva

La prevenzione dello sviluppo di infezioni alle alte vie respiratorie riveste un ruolo centrale nella gestione dello sportivo e richiede un approccio ampio, che tenga conto di diversi aspetti: comportamentali, psicologici, ambientali e nutrizionali.
Tra le principali strategie che possono ridurre il rischio di infezione, quella nutrizionale è di primario interesse. Una alimentazione bilanciata ha una duplice utilità: consente di evitare la carenza di macro- e micronutrienti, che potrebbe influire negativamente sulle difese immunitarie, e consente di mantenere in equilibrio il microbiota e l’intero ecosistema intestinale, implicati sia nella funzione metabolica che in quella immunitaria.
Oltre alla normale alimentazione, anche l’uso di alcune sostanze presenti negli integratori alimentari si è rivelata utile per riequilibrare o modulare il microbiota intestinale e stimolare il sistema immunitario. I principali prodotti utilizzati per questo scopo sono gli integratori di probiotici e di sostanze con azione prebiotica.

Probiotici

Con il termine probiotici si fa riferimento a microrganismi vivi che, quando assunti in quantità adeguate, esercitano effetti benefici sulla salute del microbiota intestinale e dell’organismo. I probiotici più comunemente utilizzati negli integratori alimentari sono i batteri produttori di acido lattico (come i Lattobacilli o i Bifidobatteri) e i lieviti non patogeni (ad esempio il Saccharomyces boulardii).
Gli effetti benefici dei probiotici sono dovuti principalmente all’interazione bidirezionale del sistema immunitario con il microbiota intestinale e alle funzioni che i probiotici stessi svolgono nel lume enterico, analoghe a quelle dei microrganismi residenti. Numerosi studi suggeriscono potenziali effetti benefici dei probiotici in varie patologie non solo intestinali, ma anche nervose, immunitarie, metaboliche e psicologiche. Per questo, l’uso di probiotici può mirare a ripopolare l’intestino per trarne vantaggio sia a livello gastrointestinale che in altri organi o apparati.

Probiotici e URTI negli atleti

Il canale digerente rappresenta una delle principali vie di accesso all’organismo per gli agenti patogeni, pertanto è presidiato dal sistema immunitario. I probiotici, come i microrganismi residenti, inibiscono la proliferazione di agenti patogeni, abbassando il pH luminale e sintetizzando molecole antimicrobiche; influenzano l’immunità locale, interagendo con il GALT e mantenendo la fisiologia della barriera intestinale; modulano l’immunità sistemica, potenziando alcuni aspetti dell’immunità innata e acquisita.
Alla luce delle capacità protettive dei probiotici, la modulazione del sistema immunitario per aumentare le difese contro le infezioni delle vie aeree superiori negli atleti viene sempre più studiata. È stato evidenziato come i probiotici migliorino l’immunità innata aumentando l’attività delle immunoglobuline, delle proteine antimicrobiche, dei fagociti e delle cellule NK. Inoltre, i probiotici influenzerebbero positivamente l’immunità acquisita migliorando la presentazione dell’antigene e la funzione dei linfociti T e B. Uno studio, in particolare, ha anche suggerito un coinvolgimento diretto del metabolismo del triptofano, stimolato dai probiotici, nella riduzione dell’incidenza di URTI.
La maggior parte degli studi che hanno valutato l’efficacia dei probiotici nel ridurre l’incidenza, la durata e la gravità delle URTI negli atleti riportano risultati positivi. I ceppi più comunemente utilizzati sono stati Lattobacilli e Bifidobatteri. Le review più recenti forniscono dati eccellenti e riportano variazioni positive nei marcatori immunitari ed infiammatori, oltre che una diminuzione dell’incidenza, della durata e/o della gravità delle infezioni alle alte vie respiratorie. Data la variabilità dei ceppi utilizzati e dei protocolli seguiti, non è semplice trarre conclusioni specifiche. Tuttavia, è possibile affermare che molti ceppi probiotici possono risultare utili in ottica preventiva, perché sono in grado di ridurre la frequenza e la gravità delle infezioni alle alte vie respiratorie negli atleti attraverso meccanismi di modulazione diretta ed indiretta del sistema immunitario. I dosaggi generalmente rientrano in un intervallo che va da 109 a 4×1010 UFC (Unità Formanti Colonia), per una durata da 4 a 21 settimane.

Prebiotici

I prebiotici sono sostanze non digeribili di origine alimentare che, quando assunte in quantità adeguata, favoriscono selettivamente la crescita e l’attività di uno o più batteri già presenti nel tratto intestinale o assunti insieme al prebiotico (fonte: Min. Sal.).
I prebiotici hanno diverse caratteristiche funzionali: resistono al pH acido dello stomaco; non subiscono idrolisi dagli enzimi dell’ospite; non vengono assorbiti nella prima porzione del tratto gastrointestinale; vengono fermentati dal microbiota intestinale; stimolano selettivamente la crescita di batteri intestinali associati alla salute e al benessere dell’ospite.
Le fibre alimentari sono un gruppo eterogeneo di sostanze prebiotiche e si differenziano in base alle loro caratteristiche strutturali, fisiche e chimiche. In linea generale, si tratta di carboidrati (CHO) non digeribili dagli enzimi del sistema digerente umano. Le fibre solubili, come l’inulina, la farina di guar o i fruttoligosaccaridi (FOS), rientrano tra le sostanze aventi attività prebiotica poiché vengono fermentate dalla flora microbica residente e svolgono diverse azioni benefiche, sia modulando la composizione del microbiota che favorendo la normalizzazione della permeabilità epiteliale, dato che la loro fermentazione genera SCFA.
In virtù delle loro attività benefiche sull’equilibrio della barriera intestinale e sulla composizione e diversità del microbiota, le fibre possono essere impiegate come attivo funzionale in formulazioni di integratori destinati alla modulazione del sistema immunitario per la prevenzione delle infezioni alle alte vie respiratorie.

Approccio nutraceutico al benessere delle alte vie respiratorie nell’atleta attraverso la modulazione dell’ecosistema intestinale

L’interazione bidirezionale tra ecosistema intestinale e sistema immunitario riveste un ruolo importante nelle capacità difensive dell’organismo; per questo, la modulazione del microbiota può aiutare a ristabilire l’equilibrio dell’ecosistema intestinale e a supportare l’efficienza della barriera intestinale, con conseguenti effetti vantaggiosi sulla funzione immunitaria. Un intervento nutraceutico completo per il benessere delle vie aeree superiori nell’atleta dovrebbe prevedere un’azione sul microbiota, un’azione sull’intero ecosistema intestinale ed una azione ancillare.

Azione sul microbiota

L’uso di uno o più ceppi probiotici consente di ripopolare l’intestino, di favorire la diversità e l’equilibrio del microbiota, di proteggere dall’attacco di agenti patogeni, di modulare la risposta immunitaria, di rafforzare la funzione della barriera intestinale e di produrre metaboliti attivi (SCFA, neurotrasmettitori).
Esistono diversi studi, condotti su atleti di élite, che hanno evidenziato la capacità di preparazioni mono- e multi-ceppo di ridurre la frequenza e la severità di episodi di URTI: l’uso di ceppi come L. fermentum, L. acidophilus o L. casei, o di associazioni di ceppi di Lattobacilli e Bifidobatteri, ha dimostrato una ottima efficacia. Un altro ceppo probiotico utilizzabile per la formulazione di un integratore alimentare è Lactobacillus helveticus LAFTI® L10. In vitro, questo ceppo ha infatti dimostrato di essere in grado di inibire l’azione dei patogeni, di aderire alle cellule epiteliali e di sopravvivere all’ambiente gastrointestinale. In diversi studi sull’uomo, L. helveticus LAFTI® L10 si è dimostrato efficace nel ridurre la sintomatologia e l’incidenza di URTI negli atleti, di aumentare la concentrazione di IgA salivari, di ridurre i livelli di IL-10, di migliorare il rapporto linfociti CD4+/CD8+ e di incrementare la conta linfocitaria (linfociti B).
L’azione sul microbiota garantisce, quindi, diversi vantaggi per l’atleta, come la diminuzione delle infezioni alle alte vie respiratorie, la riduzione della gravità della sintomatologia da URTI e la riduzione della durata dei sintomi. Inoltre, la diminuzione di infezioni alle alte vie respiratorie può produrre ulteriori effetti indiretti, come il miglioramento dell’umore e delle prestazioni fisiche e mentali.

Azione sull’ecosistema intestinale e sulla funzione della barriera intestinale

L’uso di prebiotici, quali le fibre solubili, permette di modulare la composizione del microbiota, di mantenere l’omeostasi della funzione immunitaria, di intervenire nella riparazione dei danni dell’epitelio intestinale e di favorire la normalizzazione della permeabilità epiteliale.
L’inulina, un carboidrato di riserva presente nei vegetali e in particolare nella cicoria e nel tarassaco, è un esempio di sostanza che può essere utilizzata come prebiotico. L’inulina si trova in moltissimi alimenti, quali le banane, l’aglio, la cipolla ed il topinambur, ma viene ampiamente utilizzata anche come ingrediente negli integratori alimentari e può essere impiegata per favorire il benessere delle alte vie respiratorie nello sportivo, grazie alla sua attività prebiotica. Inoltre, a livello colonico, l’inulina promuove selettivamente la crescita di Bifidobatteri e riduce la crescita di Bilophila, un genere del quale fanno parte alcuni ceppi potenzialmente patogeni.
L’uso prolungato e a dosaggi elevati di prebiotici, tuttavia, può provocare disagi come flatulenza e crampi addominali in organismi sensibili. Per questo motivo, è possibile utilizzare altre sostanze che sono in grado modulare l’ecosistema intestinale ed il sistema immunitario, come i nucleotidi, i post-biotici o i fermenti tindalizzati.

Azione ancillare tonico-adattogena

Gli stimoli stressogeni provenienti dall’ambiente circostante rappresentano un fattore in grado di indebolire le naturali difese dell’organismo e di alterare l’equilibrio a livello intestinale, in particolare attraverso meccanismi neurologici ed endocrini che coinvolgono anche l’asse intestino-cervello e l’asse ipotalamico-pituitario. La comunicazione tra questi sistemi è fortemente implicata nell’omeostasi dell’organismo umano, incluso quello degli atleti, pertanto un intervento nutraceutico completo dovrebbe percorrere anche una via «indiretta», agendo sull’equilibrio psico-fisico dell’atleta.
Gli estratti vegetali adattogeni sono una classe di sostanze in grado di migliorare la capacità di adattamento dell’organismo agli stimoli ambientali attraverso diversi meccanismi. Nella prevenzione delle infezioni delle alte vie respiratorie negli atleti può essere utile impiegare uno o più estratti adattogeni (quali gli estratti di Astragalus membranaceus, Rhodiola rosea, Panax ginseng o Whitania somnifera), così da garantire una attività ancillare che integri le funzioni degli attivi principali agendo a livello sistemico. L’azione adattogena permette di ottenere diversi vantaggi per l’atleta, perché aumenta la resistenza dell’organismo agli stimoli ambientali e, in aggiunta, ha un effetto normalizzante che antagonizza o previene i disturbi causati dagli agenti stressogeni.

Conclusioni

Un intervento nutraceutico completo, volto a favorire il benessere delle alte vie respiratorie attraverso la modulazione dell’ecosistema intestinale, dovrebbe prevedere:

  • un’azione sul microbiota, per ripristinare l’equilibrio della flora microbica commensale e supportare il sistema immunitario;
  • un’azione sull’intero ecosistema intestinale, per favorire la funzione e l’integrità della barriera intestinale;
  • un’azione ancillare, che miri a favorire il benessere dell’organismo migliorandone la capacità di adattamento agli stimoli ambientali.
Federica Colonna

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